LA VITA A CURA DI E.PASCAL

a cura di E. Pascal 

Nato nelle valli valdesi, a Lusema San Giovanni, il 27 settembre 1887, Arturo Pascal trascorse gli anni dell'infanzia e della prima giovinezza a Pinerolo, dove il padre fu per lunghi anni pastore della locale chiesa valdese. Nel 1906, conseguita la licenza liceale, si iscrisse alla Facoltà di Lettere delia Università di Torino e si laureò brillantemente nel 1910, discutendo con il professor Pietro Fedele una tesi dal titolo «Contributo alla Storia della Riforma in Piemonte nel secolo XVI». Quasi contemporaneamente consegul un diploma della Facoltà di Magistero per l'insegnamento della storia modema. Nell'inverno 1911-1912 frequentò a Parigi, con una borsa di studio, corsi di storia alla Sorbona, al Collège de France ed alla Ecole pratique des Hautes Etudes. Il soggiomo parigino gli permise di compiere minuziose ricerche negli Archivi e presso la Biblioteca nazionale, soprattutto nelia sezione dei manoscritti.

Nel 1912 il Pascal iniziò l'insegnamento negii istituti statali, presso il ginnasio inferiore di Bobbio; I'anno seguente fu trasferito a Savigliano; nei mesi estivi continuava le sue ricerche negli archivi della Svizzera, a Ginevra, Bema, Zurigo e Basilea ed anche in quelli vaticani, a Roma. Fin dagli anni giovanili aveva rivolto ii suo interesse alla storia della Riforma in Piemonte; se le sue prime pubblicazioni vertono su argomenti un po' disparati, esse costituiscono, in realtà, il risultato di scoperte d'archivio o sviluppano dissertazioni preparate durante gli studi universitari. In quegli anni egli aveva seguito, anche alcuni corsi tenuti dal professor Francesco Ruffini, che in seguito lo incoraggiò negli studi e gli consentì I'accesso alla sua ricca biblioteca.

La chiamata alle armi, nel 1915, interruppe I'attività dello studioso; dopo aver trascorso due anni sul fronte italo-austriaco ed altri due in Francia, nel 1919 il Pascal fu congedato e riprese le pubblicazioni e l'insegnamento, a Pinerolo. L'anno seguente si sposò e, avendo vinto i concorsi per le grandi sedi e per i ginnasi superiori, fu assegnato al «Massimo D'Azeglio» di Torino, dove rimase fino al termine della sua carriera scolastica, per trentasette anni.
Ebbe così inizio un lungo periodo di proficua operosità; il Pascal lavorava con metodo e pazienza, riuscendo a conciliare molteplici esigenze: le responsabilità familiari - erano nati tre figli - l'assistenza agli anziani genitori, l'insegnamento, gli studi e le pubblicazioni. Anche durante i soggiorni estivi a Massello, nella valle Germanasca, era solito rielaborare parte del materiale raccolto negli archivi, pur alternando agli studi prediletti qualche sana attività manuale. Alla scuola si dedicò sempre con scrupolo e rigore, lasciando il ricordo di un professore severo ed esigente, ma umano e comprensivo. Nel campo delle ricerche storiche egli andò rivolgendo il suo interesse ad un determinato periodo della vicenda valdese, agli anni dell'esilio e del rimpatrio. A partire dal 1932 escono, nelia «Rivista Storica Italiana», alcuni studi sull'emigrazione religiosa lucchese a Ginevra, ma, nel 1937, prende I'avvio la lunga serie di capitoli dedicati a «Le Valli Valdesi negli anni del martirio e della gloria». La pubblicazione, nel Bollettino della Società di Studi Valdesi, dell'ingente materiale raccolto su questo argomento impegnò il Pascal fino ai suoi ultimi giorni.

Intanto egli assumeva precise responsabilità anche nell'ambito della Società stessa: socio già dagli anni giovanili, nel 1936 fu eletto tra i membri del Seggio; segretario per un anno, fu in seguito presidente fino al 1943.

Gli anni della seconda guerra mondiale trascorsero tra impegni di lavoro e di studio, nonostante i disagi per lo sfollamento della famiglia a Torre Pellice; subito dopo la Liberazione al Pascal fu anche affidata, per alcuni mesi, la presidenza del Liceo D'Azeglio.

La morte della moglie, nel 1950, lo provò duramente; per un certo periodo anche la sua salute ne risentì, ma I'attività non si interruppe. Negli anni successivi, infatti, mentre avviava la pubblicazione di un ampio lavoro sulla Riforma nei territori sabaudi delle Alpi Marittirne Occidentali, il Pascal riprendeva I'analisi dei rapporti tra i Cantoni svizzeri ed i Valdesi durante l'esilio. La serietà di questo studio e di altre precedenti ricerche, sulle relazioni intercorse tra Ginevra ed i riformati italiani, gli valsero nel 1959 da parte dell'Università di Ginevra, che celebrava il IV° Centenario della sua fondazione, il conferimento del dottorato in lettere honoris causa.

Già dal 1957, per raggiunti limiti d'età, il Pascal era stato collocato a riposo; I'anno precedente era di nuovo stato eletto nel Seggio della Società di Studi Valdesi. Ne fu pertanto vice-presidente dal 1956 al 1966, quando, dimissionario, venne acclamato presidente onorario.

Gli ultimi dieci anni furono, per Arturo Pascal, ancora densi di attività, sebbene la sua forte fibra si indebolisse gradatamente: potè infatti portare a termine studi di notevole impegno, sui quali aveva lavorato per anni. Pubblicò nel 1960 un lavoro sulla Riforma nel Marchesato di Saluzzo ai tempi della dominazione francese e, due anni più tardi, un'ampia biografia dell'Ammiraglia di Coligny; a questo studio la Deputazione Subalpina di Storia Patria assegnò il premio istituito in memoria di M.C. Daviso di Charvensod. Socio e membro corrispondente della Deputazione da molti anni, il Pascal ne divenne socio effettivo nel 1964; cosi pure da anni era stato associato come membro corrispondente alla Aceademia di Lettere, Scienze ed Arti di Lucca, alla Société d d'Histoire du Protestantisme Français de Paris, alla Société d'Histoire et Archeologie de Genève. Particolarmente numerose risultano le pubblicazioni dal 1964 in poi: la Società di Studi Valdesi, per accelerare la conclusione dell'opera dedicata alle Valli Valdesi negli anni del martirio e della gloria, promosse l'uscita in volume delle parti relative alla prigionia ed all'esilio dei Valdesi ed alla guerra di rimpatrio; ancora una volta il Pascal riprese l'esame delle relazioni tra la Svizzera ed i Valdesi con «I valdesi nei Grigioni ed i loro tentativi di rimpatrio attraverso lo Stato di Milano e la terra biellese» Colpito da malore al suo tavolo di lavoro, mentre era intento ad uno studio sul maresciallo di Bellegarde, Arturo Pascal si spense a Torino, dopo pochi giorni di malattia, il 7 novembre 1967.

 
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